DESCRIZIONE: il pozzo si trova sul fondo di un marcato canalone e la bocca è circondata da una protezione di filo spinato. Anch'esso, come il vicino pozzo 226VG, fu oggetto di accurate misurazioni da parte dell'Ufficio Idrotecnico Comunale di Trieste all'epoca degli studi sul corso ignoto del Timavo; sembra che già verso la metà del secolo scorso vi discese lo Schmidl in occasione della campagna di ricerche sul Carso Triestino, i risultati delle quali sono raccolti nella pregevole opera "Uber den interirdischen Lauf der Recca", della quale non esiste purtroppo una traduzione italiana. Desta meraviglia ed estremo interesse il rilevante sviluppo subacqueo della cavità, nella quale lo scandaglio si arresta alla profondità di 25m sotto il livello marino; sembra molto probabile il fatto che il pozzo giunga a sboccare direttamente in uno dei collettori che alimentano le fonti di San Giovanni di Duino e lo prova anche l'immediatezza con la quale i coloranti hanno percorso il tratto ignoto, ma risulta invece di difficile interpretazione la circostanza che il vano sprofonda ben al di sotto delle gallerie sommerse. Sembra che in una ricognizione effettuata dal noto subacqueo D. Marcante sia stato raggiunto il fondo del pozzo; mancano però notizie certe sull'esplorazione, alla quale seguirono altri tentativi uno dei quali non ebbe per poco una tragica conclusione. AGGIORNAMENTO del 1983: durante le esplorazioni subacquee sul corso del Timavo sotterraneo che la Società Adriatica di Speleologia sta effettuando al Pozzo dei Colombi è avvenuta la scoperta di una nuova cavità ad esso adiacente, ed è stata installata una piattaforma d'appoggio per la preparazione delle immersioni. Durante una fase di decompressione a tre metri dal livello dell'acqua si è notata un'apertura nella roccia in direzione SO, che porta, dopo un breve passaggio, a riemergere nella nuova cavità. Qui le pareti sono a picco e così per compiere il rilievo si sono dovute effettuare tre uscite nelle quali ci si è avvalsi di un canotto, trasferito sgonfio oltre il sifone. In tal modo si sono potute effettuare alcune arrampicate, che sono risultate un po' impegnative per la presenza di fango e roccia marcia, raggiungendo un terrazzino a circa 12m dall'acqua e una finestra, più in alto, che però non prosegue. A livello dell'acqua vi sono alcune nicchie e lame in parete. Le esplorazioni subacquee continueranno anche in questa cavità.